Da Porretta Terme (BO) all'Abetone (PT) - 01-02.05.2008

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Andare in basso

Da Porretta Terme (BO) all'Abetone (PT) - 01-02.05.2008

Messaggio Da Admin il Mar Set 30 2008, 01:23

Finalmente, dopo ben 11 anni, riesco a realizzare di nuovo questa splendida traversata appenninica.

Per recarmi a Porretta Terme (BO) decido di prendere il treno delle 06.10 da Firenze S.M.N. il quale, però, parte con 23 minuti di ritardo (causa insudiciamento di una carrozza da parte dei soliti, ignoti, incivili): la coincidenza delle 07.05 da Pistoia sembra ormai persa, ma chiedo alla capotreno se sia possibile rispettarla.
Un paio di telefonate e la capotreno mi assicura che riuscirò a prendere il treno per Porretta Terme, cosa che avviene: meno male, altrimenti avrei dovuto attendere oltre 2 ore il treno successivo...



Il viaggio lungo la Ferrovia Porrettana sarebbe meritevole di per sé di una gita per la storia della linea che fu la prima transappenninica del nostro paese.

Dopo la stazione di Corbezzi le nuvole basse danno al viaggio un sapore particolare, atmosfera che alla fermata di San Mommé si avverte in tutto il suo fascino.



Dopo San Mommè il treno imbocca la Galleria dell'Appennino (la più lunga della linea: 2727 m) e giunge a Pracchia, un tempo importante luogo di villeggiatura.
Da qui la ferrovia inizia a scendere verso Porretta Terme lungo la Valle del F. Reno: numerosi ponti, gallerie e visioni pittoresche in uno scenario tipicamente appenninico.
Il treno termina la sua corsa a Porretta Terme (BO) in perfetto orario.



Inizia adesso la gita vera e propria: il programma prevede di raggiungere il Rif. Portafranca (1572 m) passando per la Valle del Rio Maggiore e la dorsale del M. Cavallo-M. Pianaccetto-M. Toccacielo e quindi il crinale che collega il M. Orsigna con il M. Gennaio.

In breve lascio il paese di Porretta Terme, che appare ben curato ed ordinato.



Senza ricorrere alla carta topografica ritrovo il percorso che attraverso campi coltivati, case isolate e boschetti mi conduce alla borgata di Varano, l'ultimo nucleo abitato prima delle selve appenniniche.



Un'ottima mulattiera, immersa nel castagneto, si immette nella strada sterrata che percorre tutta la valle del Rio Maggiore.



Quasi in fondo alla valle lascio il sentiero per il Rif. di M. Cavallo per salire, ancora su stradello forestale, fino alle radure di Casa Tresca ed alla strada Castelluccio-Tre Croci, che seguo fin sotto il M. Cavallo dove una pista mi porta sul versante occidentale del M. Cavallo, in vista del Corno alle Scale.





La pista è molto lunga e segue pedissequamente la morfologia delle montagne di cui taglia il pendio. Per non risalire sul crinale continuo lungo la pista: mi renderò conto più tardi che il crinale, pur con qualche contropendenza in più, risulta più sbrigativo ed anche meno faticoso.

Al Pian dello Stellaio (1350 m) decido di fare una sosta.



Il buon sentiero aggira il poggio boscoso de La Piantata (1452 m) giungendo all'ampio colle del Rombiciaio (1395 m): spicca la mole del faggio secolare, davvero imponente.



La fatica inizia a farsi sentire, tuttavia per fortuna il sentiero è in condizoni quasi estive: solamente sul versante Nord del Poggio Merizzone (1552 m) c'è un po' di neve che però non occupa quasi mai l'intero sentiero.
Inevitabile il paragone con la situazione incontrata 4 anni addietro, quando l'innevamento era uniforme e molto abbondante (oltre il metro) ed era l'8 Maggio...

La traversata del Poggio Merizzone si conclude in corrispondenza del bivio con il sentiero che sale da Orsigna. D'ora in poi seguirò questo sentiero, con alcuni scorci panoramici sulla Valle di Orsigna e la lontana piana di Pistoia-Prato-Firenze.



In un punto si riesce anche a dare uno sguardo verso il Corno alle Scale (1945 m), i cui canali del versante Est sono ancora innevati.



Ad un certo punto noto, circa 20 m davanti a me, la sagoma di un animale che in un primo momento mi pare un pastore maremmano per il colore del pelo e la taglia.
L'animale sembra non curarsi della mia presenza e continua a rovistare tra l'erba e gli arbusti. Mi viene da pensare che possa anche essere un istrice, ma quando l'animale passa sotto di me, ben visibile, mi accorgo della striscia scura tra la punta del muso e la fronte: è un tasso!
Che simpatico incontro!

Proseguo oltre, uscendo dalla faggeta su un crinale erboso con numerose piante di mirtillo: il Rif. Portafranca è vicino, infatti scendo di una ventina di metri e lo raggiungo.
Come immaginavo, è chiuso: mi toccherà passare la notte nel bivacco invernale su scomode tavole di legno.
Per fortuna sono equipaggiato per sopportare un bivacco di fortuna (sacco a pelo e vestiti pesanti).



Verso le 20.30 decido di coricarmi, realizzando subito che sarà una notte dura... e pure fredda...
Tuttavia non sentirò rumori di roditori, al contrario della volta precedente.



Il giorno 2 Maggio sveglia ore 06.00: è già chiaro da circa 1 ora.
Mangio qualcosa e mi preparo per la partenza, che alla fine avverrà alle 07.

Obiettivo di oggi è la traversata fino al passo dell'Abetone (1388 m) seguendo il crinale appenninico, spartiacque tra Toscana ed Emilia Romagna.
Vorrei prendere il bus delle 17.15.

Attorno al Rif. Portafranca c'è della brina; i cumuli di neve sono gelati ed al tatto la neve è " asciutta ".
In alcuni punti del sentiero gli scarponi fanno scricchiolare il terreno.

Mi trovo subito al sole, che scalda abbastanza, ma c'è anche vento da Nord che mantiene l'aria fresca.
Il sentiero aggira tutto il versante Est del M. Gennaio (1814 m: l'ultima cima appenninica over1800 fino ai Monti Sibillini) ed è sgombro di neve salvo che nei canali.
Quando giunge sul dosso settentrionale trovo un'alta cornice e un tratto innevato: ci sono delle impronte vecchie e comunque ho con me la piccozza, dunque posso procedere senza problemi visto che la neve è granulosa.

La traversata del versante Nord del M. Gennaio si conclude con l'ampio crinale che separa questo monte dal Corno alle Scale: il punto più basso è il Passo del Cancellino (1634 m).





Sono entrato nel tipico ambiente delle praterie appenniniche: grandi spazi e vegetazione erbosa spazzata quasi sempre dal vento che spira dal versante tirrenico (Toscana) oppure da quello padano (Emilia Romagna).

Dal Passo del Cancellino salgo fino al Passo dello Strofinatoio (1847 m): qui ritengo doverosa la deviazione per raggiungere la vetta del Corno alle Scale (Punta Giorgina: 1945 m), che putroppo ha perso molto del suo fascino con la costruzione della stazione di arrivo della seggiovia.
Alcune nubi si sono condensate sul versante Est, oscurando il sole: il vento aumenta la sensazione del freddo e induce ad una sosta breve.



Ridiscendo al Passo dello Strofinatoio: il sentiero aggira la cima del M. Cornaccio (1881 m) con lunghi tratti nevosi.
C'è una buona pista, ma è stata una buona idea portare la piccozza.
Un lungo, comodo, nevaio mi fa scendere fino al Passo dei Tre Termini (1785 m), valico tra il M. Cornaccio e Il Cupolino (1852 m).

Nel canale che scende sul versante toscano si notano curiose forme di neve, a dimostrazione di cosa il vento sia capace durante la stagione invernale.



Il versante settentrionale de Il Cupolino è completamente innevato, ma c'è una buona pista e la neve inizia a mollare. Solo in un punto (interruzione del nevaio) devo intagliare un gradino con la piccozza.
Passando sotto lo skilift, giungo al Lago Scaffaiolo (1779 m): anziché fermarmi al soprastante rifugio, decido di fare una sosta presso il margine occidentale del lago, dove noto del ghiaccio lacustre formatosi probabilmente durante la notte appena trascorsa.





La sosta è breve, visto che manca ancora molta strada da fare.
Per fortuna il sentiero è molto comodo, anche se a tratti fangoso, e scende con regolarità seguendo l'andamento del crinale fino al Passo della Calanca (1737 m).

Il successivo M. Spigolino (1827 m) viene convenientemente aggirato sul versante toscano.
La neve è relegata nei canali (in qualche caso con spessori considerevoli), mentre gli ampi pendii prativi sono ricoperti da tappeti di crochi, precursori della bella stagione.



L'ultimo dosso lo aggiro passando sotto la stazione superiore della funivia Doganaccia-Croce Arcana, scendendo poi all'ampio valico, costantemente spazzato dal vento, del Passo della Croce Arcana (1675 m).





Manca ancora molto per l'Abetone, considerando anche i numerosi saliscendi (alcuni dei quali notevoli), nonché la cresta tra la Cima Tauffi e il Libro Aperto che in alcuni punti richiede attenzione per il terreno roccioso, friabile ed esposto.
Cerco di non pensare a quanto devo ancora affrontare: a questo scopo mi pongo obiettivi intermedi.
Il primo sarà la vetta de I Balzoni (1752 m), preceduti dalla Vista del Paradiso (1704 m) e dal Colle di Piaggiacalda (1666 m).

Da I Balzoni osservo con una certa nausea quanto mi aspetta: discesa al Colle Acquamarcia (1631 m) e successiva risalita della Cima Tauffi (1799 m).



Per fortuna non fa caldo, anzi, quando c'è vento fa quasi freddo, specie se le nuvole coprono il sole.
Impostando un'andatura costante affronto anche la Cima Tauffi, " scoprendo " alcuni saliscendi intermedi assenti nei miei ricordi.
Sono le 13.20 ed eccomi sulla Cima Tauffi.
Ancora una sosta breve causa il vento fastidioso... e poi tecnicamente devo affrontare il tratto più ostico di tutta la gita.



Si comincia subito con la ripida, esposta e friabilissima discesa dalla Cima Tauffi, per nulla banale.
A seguire un tratto di cresta roccioso con nevai a Nord.
In un punto devo lasciare il sentiero (sepolto dalla neve e su un pendio inclinato esposto, lungo il quale non ho proprio voglia di ricavare una traccia), sfruttando le rocce (fortunatamente) asciutte della cresta.
Altri brevi saliscendi su terreno friabile ed ecco il " passaggio chiave ": il sentiero passa ancora a nord ed è coperto di neve per due tratti. Il nevaio, però, poggia su un pendio la cui pendenza va accentuandosi, sicché si ha una sorta di " effetto tetto ", ovvero non si vede di sotto.

Posso sempre aprire una traccia, ma prima di farlo voglio soppesare le alternative.
Il filo di cresta è sfasciato e pericoloso; tuttavia, sopra il sentiero individuo una stretta cornice erbosa (frutto del passaggio degli animali selvatici), con attenzione la raggiungo ed infine la percorro: in un attimo risolvo il momento di imbarazzo.

I saliscendi continuano, ma senza problemi stavolta salvo la fatica che via via si accentua sempre di più.
Prima di affrontare l'ultima salita scorgo in lontananza un animale affusolato dal pelo marrone scuro: è una volpe! Non appena mi vede, scappa immediatamente.

La salita verso il Libro Aperto è faticosa e monotona. Quando guardo l'orologio mancano 5 minuti alle 15.00: tardi! Ma per fortuna 10 minuti dopo la salita termina e il sentiero inizia a tagliare il pendio sottostante la vetta del Libro Aperto (1937 m) che evito.



Alla sella del Libro Aperto scelgo di scendere per il vallone sottostante, innevato, perdendo velocemente quota e piegando verso sinistra perché so di dover raggiungere la dorsale Sud-Ovest della montagna.
Ma... mi accorgo ben presto di esserne troppo lontano, e così devo correggere (e risalire) la mia via; una volta sul sentiero, scendo di buon passo fino al valico de La Verginetta (1492 m).

Anziché superare il M. Maiori (1561 m) lungo il sentiero principale (altra salita, oltre a possibili pantani) scelgo opportunamente di aggirare il monte lungo il suo versante meridionale, sfruttando buone piste forestali.
L'espediente dà i suoi frutti in termini di tempo risparmiato, tanto che posso percorrere l'ultimo km e mezzo ad andatura meno sostenuta.

Arrivo al piazzale dell'Abetone (1388 m) alle 16.48: ho tutto il tempo di cercare la fermata del bus e di sistemare lo zaino.
Il bus parte con 5' di ritardo (17.20) e questo mi preoccupa perché a Pistoia ho una coincidenza risicata con il treno (6 minuti).

Tuttavia il bus giunge alla stazione di Pistoia in perfetto orario, consentendomi di prendere il treno per Firenze delle 19.12



Tempi effettivi di percorrenza

1° giorno: 7h 10'
2° giorno: 8h 25'

Dettagli sul viaggio

Firenze S.M.N. - Pistoia - Porretta Terme: viaggio in treno (74 km), costo 4.90€
Abetone - Pistoia: viaggio in bus (50 km), costo 3.65€
Pistoia - Firenze S.M.N.: viaggio in treno (34 km), costo 2.80€

Totale: 11.35€
avatar
Admin
Admin

Messaggi : 29
Data d'iscrizione : 26.09.08
Località : Firenze

Vedi il profilo dell'utente http://digilander.libero.it/vadoetorno

Tornare in alto Andare in basso

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Tornare in alto

- Argomenti simili

 
Permessi di questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum